Psoriasi
La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica della pelle, non contagiosa, caratterizzata da chiazze arrossate e ispessite ricoperte da squame biancastre. Può interessare gomiti, ginocchia, cuoio capelluto, tronco, unghie e, in alcune forme, le pieghe cutanee. L’andamento è a fasi: periodi di quiete alternati a riacutizzazioni, con intensità variabile da persona a persona. In circa un terzo dei pazienti è presente una familiarità; in una quota significativa si associa a artrite psoriasica, che colpisce articolazioni e tendini.
Perché viene: cause e fattori scatenanti
La psoriasi nasce da un’alterata risposta immunitaria che accelera il turnover dei cheratinociti (le cellule dell’epidermide). La predisposizione genetica è importante, ma non sufficiente da sola: servono fattori ambientali che innescano o peggiorano la malattia.
Trigger comuni:
infezioni (soprattutto faringee da streptococco nelle forme guttate),
stress psico-fisico e traumi cutanei (fenomeno di Koebner: lesioni che compaiono su graffi o sfregamenti),
alcuni farmaci (es. litio, beta-bloccanti, antimalarici sintetici, sospensione brusca di cortisonici sistemici),
abitudini come fumo e alcol,
squilibri metabolici (sovrappeso, insulino-resistenza),
sbalzi ormonali.
La psoriasi non riguarda solo la pelle: è associata a un aumentato rischio di sindrome metabolica, malattie cardiovascolari e ansia/depressione. Per questo la presa in carico è globale.
La psoriasi può manifestarsi in diverse forme cliniche. La più comune è la psoriasi a placche, caratterizzata da chiazze eritematose e desquamanti ben delimitate. Nei soggetti giovani è frequente la forma guttata, che si presenta con piccole lesioni “a goccia”, spesso dopo un’infezione. La variante inversa interessa invece le pieghe cutanee, come ascelle e inguine, ed è meno squamosa ma molto arrossata. Esistono poi forme più rare come la pustolosa, con la comparsa di pustole sterili localizzate o diffuse, e la psoriasi eritrodermica, che coinvolge quasi tutta la superficie corporea e richiede un intervento specialistico urgente. Anche le unghie possono essere colpite, con ispessimento, striature e distacco del letto ungueale, mentre sul cuoio capelluto possono comparire placche molto aderenti, spesso accompagnate da prurito.
La diagnosi è essenzialmente clinica e si basa sull’anamnesi, sull’esame obiettivo e sulla valutazione dell’estensione e della gravità attraverso strumenti come PASI e BSA. Nei casi meno chiari, si può ricorrere alla dermatoscopia o alla biopsia. Poiché la psoriasi è associata ad alcune comorbidità, risulta utile uno screening di peso, pressione, glicemia e lipidi, oltre alla valutazione di eventuali sintomi articolari come dolore, rigidità al mattino, dita “a salsicciotto” o infiammazioni ai talloni.
Sebbene non esista una cura definitiva, oggi la malattia può essere controllata in modo efficace grazie a percorsi terapeutici personalizzati. La scelta del trattamento dipende dall’estensione delle lesioni, dalla sede, dal livello di impatto sulla qualità di vita, dalle comorbidità e dall’eventuale presenza di artrite psoriasica. Nei casi lievi si parte generalmente con terapie topiche: gli emollienti e i cheratolitici rappresentano la base quotidiana per ridurre secchezza e squame, mentre i corticosteroidi modulano l’infiammazione attraverso schemi a potenza e durata controllate. Gli analoghi della vitamina D, spesso combinati con cortisonici, contribuiscono a ridurre l’attività della malattia; nelle aree delicate, come il viso o le pieghe, possono essere utili gli inibitori della calcineurina. Per il cuoio capelluto si preferiscono lozioni o gel specifici e shampoo medicati, mentre nel coinvolgimento ungueale talvolta si ricorre a lacche terapeutiche o infiltrazioni mirate.
Quando necessario, si può ricorrere alla fototerapia con NB-UVB o PUVA, che riduce l’infiammazione e può prolungare i periodi di remissione se eseguita in ambiente controllato, anche con eventuali dispositivi domiciliari per pazienti selezionati. Nelle forme moderate o gravi trovano indicazione le terapie sistemiche tradizionali, come methotrexate, ciclosporina e acitretina, che richiedono uno stretto monitoraggio clinico e laboratoristico. A queste si aggiungono le piccole molecole somministrate per via orale, come apremilast. Le terapie biologiche hanno infine rivoluzionato la gestione delle forme più impegnative e dell’artrite psoriasica grazie ad anticorpi monoclonali mirati contro TNF-α, IL-12/23, IL-17 e IL-23. La scelta della molecola tiene conto della sede delle lesioni, della presenza di aree difficili come mani, piedi, cuoio capelluto o unghie, delle comorbidità e delle preferenze del paziente, con la necessità di uno screening infettivologico preliminare e di controlli regolari nel tempo.